04/01/2006

Il lavoro intrapreso con atteggiamento egoistico, stimolato da motivi
personali ed ispirato da speranze di carriera, alimenta l'avidità e
l'orgoglio, l'invidia e l'odio; quindi incatena e promuove il senso di
attaccamento a lavori sempre più redditizi, fa nascere l'ingratitudine
verso coloro che hanno prestato le mani e la mente e verso Dio Stesso che
ha dotato la persona dell'impulso e della capacità. "L'ho fatto io" si
dice quando il lavoro riesce oppure "Me lo hanno rovinato" quando
fallisce. Quando il lavoro va a finire in un fiasco è seguito da
risentimento, scoraggiamento e disperazione. Più profondamente uno è attaccato ai
frutti, più intensa e penosa è la sofferenza quando è deluso per cui il
solo modo di sfuggire sia all'orgoglio che alla pena è lasciare il
risultato alla Volontà di Dio, contenti al pensiero di aver fatto il
proprio dovere con tutta la dedizione e la cura di cui si è capaci.

Sai Baba