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Sai Baba, Signore dei miracoli

16 luglio 2002

L'autore di questo articolo scritto molti anni fa e tratto dai "Quaderni dell'età dell'acquario" - Bresci editore Torino, è uno dei più eminenti fisici nucleari
dell'Indlia; fu consigliere del Governo per i programmi atomici.
La sua è una testimonianza frutto di anni passati a"studiare" Bhagavan Sri Sathya Sai Baba con l'occhio critico dell'uomo «concreto>, quale uno scienzato sempre è, che alla fine si è però dovuto arrendere di fronte a Chi si prendeva quasi gioco dei suoi limiti umani.


SAI BABA, SIGNORE DEI MIRACOLI
(di Bhagavantham- fisico nucleare indiano)


Io mi considero un uomo di scienza, ed il fatto che riesca a conciliare la mia formazione culturale ed i miei concetti sul funzionamento delle leggi fisiche con tutto ciò che vedo fare da Sai Baba, mi sconcerta profondamente.

Racconterò qui alcuni fatti nei quali credo si celi una risposta che spero di raggiungere e decifrare; ma sia ben chiaro che sarà una risposta che ha valore per me personalmente; e non ho l'intenzione di indurre alcun razionalista, né alcun agnostico, a concordare con le mie conclusioni.

E' un fatto che non tutti coloro che vengono all'ashram di Baba passano attraverso le stesse fasi:
c'è chi impiega due o tre anni prima di ammettere che in Baba c'è qualcosa di diverso dall' uomo comune; per altri questo avviene in pochi minuti. Ho visto atei dichiarati capitare qui per caso, rimanerci dieci o quindici minuti e andarsene completamente cambiati.
Per quanto riguarda il mio caso credo che l' esperienza che ho attraversato, data la mia preparazione specifica ed il mio modo di pensare, non abbia confronto con quella di nessun' altra persona.

Ho assistito a migliaia di miracoli eseguiti da Sai Baba ed il lungo tempo che ho passato vicino a Lui mi ha portato a non dare molta importanza ad essi; ma per chi Lo incontra per la prima volta è ben altra cosa. Nove persone su dieci rimangono colpite dopo aver assistito ad un miracolo e si domandano come mai possano accadere cose simili: "Io non lo potrei fare", pensano: "e neanche gli
altri>>; e concludono "allora Sai Baba è diverso da tutti!".

Desidero raccontarvi un paio di miracoli che ebbero un peso notevole nella mia vita, anche se ci tengo a dichiarare che ho raggiunto un livello nel quale mi rendo conto che il miracolo non è la più grande delle manifestazioni del potere di Sai Baba. Egli è venuto a dirci qualcosa di molto più profondo e significativo; ed è proprio questo ciò che dobbiamo comprendere ed imparare. Mi sia
consentito di ripetere che io sono un "uomo di scienza" e , come tale, sono portato a pensare razionalmente. Il fatto che sto per narrare accadde alcuni anni fa, quando ero molto orgoglioso della mia scienza. Mi accadde di incontranni con Sai Baba per un mero caso; qualcuno mi aveva detto che Egli è una Persona Divina. Ora devo premettere che gli studiosi i quali credono che Scienza vuol dire solo un complesso di conoscenze intorno a qualcosa come la
fisica o la chimica o simili, non meritano attenzione; sono persone di mentalità ristretta, che è tutto il contrario di mentalità scientifica. La Scienza insegna che non si devono avere preconcetti, e che non si deve giudicare prima di avere impiegato la propria intelligenza a formare un giudizio.
Purtroppo molti sono istruiti solo a metà, e si forinano un giudizio o per mezzo di una logica fasulla, o per mezzo dell' opinione di altri, senza avere la conoscenza diretta dei fatti e senza far uso della propria ragione. Il che non è affatto scientifico.

Nel marzo e nell' aprile del 1972, quando il Bhagavan fu a Delhi, non c'era posto per una sola persona in un raggio di tre chilometri attorno al luogo deve c'era Sai Baba, ma una volta, circa quindici anni fa, non era così; attorno a Lui c'era solo qualche centinaio di persone, tanto che una sera Egli disse: "Andiamo a fare una passeggiata? " e andammo a piedi giù per il fiume Citravati finché arrivammo al Suo ashram. Là ci sedemmo sulla sabbia, ed Egli cominciò a
punzecchiarmi dicendo che tutti gli scienziati sono atei, e che vogliono che tutto sia loro dimostrato prima di credere. Essi chiedono: "C'è Dio?" e vogliono
vedere Dio; se non lo possono vedere, affermano che Dio non esiste. Questa è la scienza induttiva: se non si sperimenta qualcosa non ci si crede. E tu sei come loro. Non credi in Dio? Non credi nella Divinità? Non credi nella nostra tradizione e nelle nostre Scritture?

Io gli dissi: "Baba, non c'è neppur bisogno di aver studiato per essere ateo. Ci sono molte persone ignoranti, analfabete, che non credono in Dio; come ci sono quelli che studiano, e più studiano meno credono. E ci sono anche molti che credono; quindi, lo studio della scienza o di qualunque altra cosa non ha niente a che fare con il credere o il non credere. La mia famiglia ha sempre
rispettato la tradizione; mio padre e mio nonno erano entrambi dei cultori della letteratura Sanscrita e credevano in Dio. Ma io, anche a causa delle tendenze
moderne, ho studiato le scienze per guadagnarmi da vivere; anche se non posso dire di essere un uomo molto religioso, non devi concludere che non credo in Dio".

Gli raccontai la storia di Oppenheimer, noto scienziato americano, che inventò la prima bomba atomica. Quando fu fatta esplodere per la prima volta, gli chiesero che cosa ne pensasse, ed Oppenheimer citò un verso della Bhagavad Ghita, ed aggiunse che la luce che fu prodotta dallo scoppio era tale che si sarebbe potuta descrivere solo con le parole di Argiuna quando Krishna gli
concesse di vedere la Manifestazione dei Signore. Argiuna disse che pareva la luce di mille soli. E conclusi: "Se un americano può citate un testo indiano al momento culminante della sua realizzazione scientifica, perchè credi che io, indiano, nato in una famiglia tradizionale non rispetti le Tradizioni ed i testi indiani?"

Racconto tutto ciò per dimostrare che la conversazione era stata introdotta da me, che il posto dove ci mettemmo a sedere l'avevo scelto io, e che l'idea della
Bhagavad Ghita l'avevo tirata fuori io.

Egli allora disse: "Bene! Cosicché tu credi nella Bhagavad Ghita e, come scienziato, rispetti e leggi la Ghita".
Il mio essere razionale volle di nuovo affermarsi, e risposi: "Certo che la rispetto, certo che la leggo, ma la leggo solo quando ne ho voglia".

Seduti tutt'attorno c'erano almeno cento persone; Egli prese con le due mai un pugno di sabbia e mi disse di tendere la mia destra Egli mise nella mia mano la sabbia, e sotto i miei occhi questa si tramutò in un piccolo libretto, con la Bhagavad Ghita.

Ho raccontato tutta la successione dei fatti perchè sì veda che io scelsi il luogo, in modo che non si possa dire che qualcuno avesse preventivamente messo nella sabbia il libretto; e poi fui io stesso a portare il discorso sulla Ghita.

Il mio razionalismo mi fece subito pensare che se c'è un libro stampato, dev'essere stato stampato in qualche tipografia; e chiesi immediatamente a Baba: "Dove è stato stampato?"
La mia domanda era fatta con l'intenzione di creare un piccolo problema per Baba; ma chi era molto perplesso ero io e invece chi era perfettamente tranquillo e si divertiva all' episodio era Sai Baba.
Sorrise e disse: "Nella Tipografia Sai", ed aggiunse, "Dunque, Bhagavantham, vorrei un po' sapere che cos'ha da dire la scienza a questo riguardo!"
In effetti, non ha proprio nulla da dire.

Molti dicono che Sai Baba favorisce le persone che hanno una certa importanza, e credo che fra quel centinaio di persone ce ne fossero alcune che avranno pensato che quel signore -io- fosse il Direttore dell' Istituto, che fosse una persona importante, e per quella ragione Baba gli stesse facendo una preferenza regalandogli il libricino della Ghita.
Qualche giovane chiese a Baba: "Posso avere anch'io una Bhagavad Ghita?
"; ed il Bhagavan gli rispose : "Certo! Con quattro "anna" te la puoi comprare in Bangalore".

Ma non dimenticherò mai che subito dopo chiamò fuori dal gruppo un uomo
dall'aspetto molto misero, che non aveva neppure una camicia indosso. Lo chiamò per nome, e l'uomo ne fu molto sorpreso. Gli disse: "Uorno, tu sei molto povero, sei venuto qui e sei rimasto questi ultimi quattro giorni sotto quell' albero nel mio ashram. Tu sei un devoto di Harnath Baba e di Kusum Kumari e sei andato in giro a chiedere l'elemosina perchè vorresti costruire un tempio
dedicato a Hamath Baba nel tuo villaggio."

Era tutto vero. "Sei venuto per chiedermi una donazione per la costruzione del tempio". Egli fece un lungo discorso; " E' molto sbagliato. Dio è in ognuno di noi; Dio è in te; perchè vai in cerca di Dio? Non occorre, costruire templi, e a te non tocca farlo. Torna a casa, ed io ti darò un'immagine di Harnath Baba; mettila nella tua puja (stanza delle preghiere) e adorala, ma non costruire dei templi, Dio non sta nei templi se non c'è nel vostro cuore".
Il discorso che gli fece fu lungo, come con ogni altro devoto, ma io pensavo ancora al mistero del libricino che mi aveva dato. "Se lo è portato con sé per poi darmelo" pensavo.

Allora, per darmi una lezione, ecco che cosa fece. L'uomo di prima portava un distintivo con la figura di Hamath Baba e di Kusurn Kumanii; allora Baba prese in mano un po' di sabbia, e questa si trasformò in un' immagine d'argento di Harnath Baba e di Kusum Kumaii, e me la diede dicendo: "L'ho creata per questo mio amico, e tu la devi vedere". La guardai: era un duplicato esatto del
distintivo dell'uomo. Vidi peifino che sopra la figura di Kusum Kumaii c'era un tilak rosso rotondo, segno della femminilità, e sulla sua copia ce n'era uno identico.

Baba sapeva che io avrei esaminato ogni particolare per vedere, se Lui aveva veramente creato una copia, o se si era portato quell' immagine da chissà dove; lo sapeva, ed io ebbi la soddisfazione di constatare che la seconda immagine era una riproduzione fedele del distintivo che portava quel pover'uomo.
Baba ci guardò con un sorriso: "Sei contento? La scienza ha qualcosa da dire in merito?" Poi mi riprese l'oggetto e lo diede all' uomo.

Questa è una dimostrazione in più che davanti al Divino, posizione ed autorità non contano, né la povertà o la ricchezza; solo la devozione e la Grazia di Dio contano, e se Lui vuole, dà certamente la grazia al potente come al miserabile.
Egli gli disse: "Non andare elemosinando; non cercare Dio. Egli è nella tua casa. Torna, metti questa medaglia nella tua cappella, e adorala". Fu una delle svariate occasioni nelle quali mi disse: "Che cos'ha da dire la scienza su questo?".Ciò si ripeté per dieci anni.

Un giorno ci trovavamo sulla spiaggia di Capo Comerin; attorno a Lui stavano sedute una ventina di persone, ed Egli stava giocando con l'acqua di mare. Chiese a qualcuno come viene chiamato l'oceano, e un giovane rispose: "Ratnakara! ". Allora Baba mi disse:
"Se si chiama Ratnakara, deve contenere Ratna, cioè diamanti, e l'oceano dovrebbe darci dei diamanti!"
Tutti i presenti stavano a vedere se avrebbe tratto i diamanti dall'acqua del mare. "Ho sì"; rispose col fare scherzoso del suo "leela" (gioco divino) raccolse un po' d'acqua di mare nella mano, e l'acqua divenne nelle sue mani una bella collanina di brillanti. Me la mostrò e disse: "Che ne faremo?".

Vidi allora che era piuttosto piccola e che, data la misura della Sua testa, lo avrei messo in difficoltà chiedendoGli di mettersela al collo. Prima ancora che io lo dicessi, Egli fece: "Oh sì, me la potrei metterete al collo"; tese la collana fra le mani, ed essa si allungò finché fu tanto grande da potersela infilare; se la mise e disse a me: "Che cosa ne facciamo?".

Potrei raccontare molti di questi aneddoti. Alla fine di ognuno Egli era tanto generoso da perdonarmi i dubbi ed i conflitti che avevo in me nel cercare di
mettere d'accordo due punti di di vista opposti. Così andò avanti per tre anni, ed alla fine, in una riunione pubblica a Madras, davanti a più di 10.000 persone, dovetti ammettere che come uomo di scienza avevo cercato di trovare delle spiegazioni razionali e scientifiche di quello che avevo visto, ma non c'ero mai
riuscito. Esistono molte cose che la scienza non può spiegare, cose che la trascendono.

Bhagava Sii Sathya Sai Baba non è soggetto alle leggi conosciute dalla scienza; Egli sta al dì sopra della scienza, e ciò che fa non può essere spiegato con mezzi
normali. Dopo d'allora cessò di fare miracoli per convincermi.

La scienza, che è costruita su di un immenso edificio logico, è molto utile, ma ha i suoi limiti.
Tratta di cose che si riferiscono ai nostri cinque sensi di percezione, ma ci sono molte altre cose che non entrano nel campo di osservazione dei sensi di percezione, come per esempio le emozioni e l'intuizione. Se un uomo viene a dire: "Sento che la grazia di Dio mi ha salvato da una tremenda catastrofe" lo scienziato non può far altro che alzare le mani e dire "non capisco".

Un altro stupefacente aspetto di Sai Baba è la Sua capacità di trovarsi in due o più luoghi allo stesso tempo. Uno dei più noti casi di bilocazione è quello che
racconta lo Schulman, giornalista americano mandato dal suo direttore a studiare il "caso" Sai Baba. Dopo un viaggio un pò avventuroso, lo Schulman si era preso una grave febbre intestinale, e si era coricato nella sua stanza d'albergo con addosso un mucchio di coperte per vincere i brividi della febbre. Ad un tratto la camera buia si illuminò, ed egli vide Sai Baba ai piedi del suo
letto, che lo rassicurava con un sorriso e gli disse di dormire tranquillo perchè l'indomani si sarebbe risvegliato guarito.

Fu proprio così, e Schulman poté giungere a Prasanthi Nilayam, dove avrebbe finalmente visto Sai Baba di persona.
Sai Baba appena lo vide disse a Kasturi, che glielo voleva presentare:
"Non c'è bisogno che tu mi presenti Schulman; ci siamo già incontrati l'altra notte all'albergo!"
Non occorre dire che in tutti quei giorni Baba non si era mai mosso da Prasanthi Nilayam.

La Sua Presenza crea un'atmosfera di pace e di gioia che è avvertita da tutti, ed è spesso accompagnata da una dolce e penetrante fragranza; ma questa Presenza è avvertita anche in luoghi lontanissimi da dove Egli sembra trovarsi fisicamente. Nell'Ashram di Indra Devi, situato alla frontiera tra la Califomia ed il Messico, spesso si sente il Suo profumo e si vede l'impronta dei Suoi Piedi sul cuscino di raso bianco posto presso la sedia preparata per Lui nella sala dedicata ai Bhajan. La Sua cenere continua a prodursi in un gran numero di
luoghi, da Bangalore a New York,da Londra allo Zaire.

Dice Baba: "Trattate tutti come trattereste voi stessi, amate tutti; spargete amore ovunque ".
Infatti Egli dice che nel mondo c'è una sola religione, ed è la religione dell' Amore. Se apprendete ad amare l'umanità come parte e frazione di voi stessi,
avrete visto Dio in ogni essere umano. Andate da Lui e ne avrete la dimostrazione. Basta che stiate con Lui cinque minuti; lo vedrete mettere in pratica quello che insegna in un modo che nessun essere umano può fare.

L'altra qualità straordinaria che possiede Sai Baba è la sua enorme pazienza nel trattare i problemi della gente. In media Egli parla con duecento persone al
giorno, ed ho potuto verificare che il duecentesimo è altrettanto contento quanto il primo od il cento novantesimo, ed è convinto che Baba ha passato un po' più di tempo con lui; proprio per lui. Ciò non è umanamente possibile,
può essere una prerogativa della divinità.

Nei giorni di festività ci sono almeno 50.000 persone, e tra loro molti vecchi o malati; eppure Baba non soffre mai nel vedere malati o doloranti; Egli è calmo e
tranquillo, e nulla Lo influenza (anche se, sentendo tra le decine di migliaia di persone qualcuno in imminente pericolo, lo individua e lo guarisce immediatamente a distanza, con un solo gesto della mano). Dopo un giorno di
lavoro incessante lo vedete sorridere pieno di freschezza. Egli insegna il Karma Yoga, predica l'Azione, l'azione disinteressata in modo assoluto, perchè il lavoro è preghiera, è dovere, e il dovere è Dio, e il lavoro, per essere una offerta degna di Dio dev'essere puro e perfetto.