Mahabharata

Mahabharata 69-73

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Consiglio ad Hastinapura

Per tutto l'anno le spie di Duryodhana avevano viaggiato in continuazione in tutto il mondo, nella speranza di trovare i Pandava o almeno qualche traccia. Ma fino ad allora le loro ricerche erano state infruttuose. Una dopo l'altra erano tornate ad Hastinapura.

Un giorno nella sala del consiglio si ricominciò a parlare dei Pandava.

"I miei emissari più abili sono tornati," disse Duryodhana, "senza aver trovato indizi. Forse i miei cugini sono morti nella foresta per gli stenti, le malattie, o forse sono caduti vittime di qualche rakshasa. Se così fosse le nostre preoccupazioni sarebbero finite."

"Non illuderti," replicò Bhishma, "i figli di Pandu non sono tipi da morire in una foresta. Preparati al loro ritorno."

A Duryodhana aveva sempre dato fastidio la maniera di come quest'ultimo e Drona stesso parlavano dei Pandava; da come li descrivevano, sembrava che fossero gli unici valorosi del mondo.

"Se non sono morti nella foresta, li incontreremo senza timori sul campo di battaglia," rispose aspramente.

Ognuno era perfettamente cosciente che mancavano pochi giorni alla scadenza dei tredici anni, dopodichè l'impegno di Yudhisthi-ra sarebbe scaduto e i Pandava sarebbero stati liberi di vendicarsi dei torti subiti. E ognuno sapeva bene quali sarebbero state le reazioni di Bhima, di Arjuna, dei gemelli, di Drishtadyumna, di Krishna e dello stesso Yudhisthira. Niente li avrebbe fermati. Per questa ragione gli anziani, primo fra tutti Dritarashtra, tentarono di convincere Duryodhana a chiedere la pace quando i cugini si fossero ripresentati per riavere il loro regno. Ma il suo atteggiamento non lasciava sperare nulla di buono, cosicchè cominciò a serpeggiava tra di loro un profondo pessimismo.

Il giorno seguente tornarono anche gli informatori che erano stati inviati a Matsya e raccontarono gli ultimi avvenimenti riguardanti Kichaka e lo strano massacro dei suoi familiari. La cosa era fin troppo evidente per non destare sospetti. Duryodhana e i suoi amici più intimi si riunirono in segreto.

"In tutta Bharata-varsha si possono contare gli uomini che avrebbero potuto affrontare Kichaka," riflettè a voce alta il Kurava, "e uno di questi è Bhima. Amici, forse li abbiamo trovati. Che si nascondano da Virata?"

Tra gli amici più fidati di Duryodhana c'era Susharma, il re dei Trigarta, che nutriva un odio viscerale per i Pandava, in particolare per Arjuna da cui era stato assoggettato durante la campagna militare per il rajasuya.

"La notizia della morte di Kichaka mi rallegra," disse, "perchè questo ci offre nuove prospettive. Noi abbiamo sempre tentato di conquistare il regno di Virata, ma non ci siamo mai riusciti proprio a causa del valore di questo generale. Sono convinto anch'io che i Pandava si nascondono lì. Io propongo di costringerli a tradirsi, a mostrarsi, in modo che possiamo rispedirli nelle foreste. Forse ho un piano; ascoltate."

E Susharma propose la sua idea diabolica: le sue truppe avrebbero invaso da sud il territorio di Matsya, portandone via le mandrie e costringendo Virata ad accorrere per difendere le proprietà dei suoi cittadini. E il giorno dopo, mentre quella parte del regno fosse stata praticamente priva di protezione, i Kuru avrebbero attaccato dal nord. In questo modo i Pandava si sarebbero sentiti costretti ad intervenire per aiutare Virata, col quale avevano un debito di riconoscenza. Se quella strategia avesse funzionato, li avrebbero riconosciuti.

Dopo aver studiato tutti i particolari e aver risolto i molti problemi di ordine tattico, il progetto trovò tutti d'accordo. Fu deciso che i Trigarta avrebbero avuto otto giorni di tempo per prepararsi mentre i Kuru avrebbero attaccato il giorno dopo.

Cominciarono i preparativi per la spedizione di guerra.

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L'attacco di Susharma

Penetrando nel territorio dei Matsya dal fronte meridionale, i Trigarta invasero la regione, frantumando senza difficoltà ogni difesa; privi del valido comando di Kichaka i soldati vennero travolti in poche ore e le mandrie rubate.

Virata fu subito informato dell'aggressione, e organizzò velocemente le truppe, partendo il giorno stesso in direzione del fronte sud. Avendo bisogno di ogni aiuto, portò con sè tutti i Pandava, ad eccezione di Arjuna, creduto un eunuco e quindi ritenuto non adatto al combattimento.

L'esercito raggiunse l'aggressore il giorno dopo; fu ingaggiata una feroce battaglia durante la quale Virata, preso prigioniero dal forte Susharma, fu liberato da Bhima e dai gemelli. Gli eroi della giornata furono proprio i due figli di Madri, che sfogarono nel combattimento tutta la furia per troppi anni repressa.

Increduli per tanto inaspettato valore, i Trigarta abbandonarono le mandrie e si rifugiarono in patria.

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Arjuna sconfigge i Kuru

Il giorno seguente, mentre Virata e i suoi soldati erano ancora impegnati contro i Trigarta, i Kuru invasero Matsya varcando i confini settentrionali e sconfiggendo con irrisoria facilità le poche guarnigioni dislocate in quella zona. Quando i mandriani arrivarono trafelati, a corte era rimasto solo il principe Uttara, il giovanissimo figlio di Virata. Tutti gli uomini abili erano con il re a sud. Non rimase loro che lagnarsi con lui.

"Non preoccupatevi, pastori," disse il ragazzo, "nonostante la mia giovane età io saprò recuperare il maltolto, le nostre mandrie, e punire i ladri. Non temete, partirò immediatamente."

"Principe," ribatterono i pastori piuttosto preoccupati, "ciò che dici ci sembra impossibile da attuarsi. Noi ti abbiamo detto che tra le file nemiche abbiamo visto anche Karna, Duryodhana, e persino Bhishma e Drona. E' un grande attacco: non hanno mandato solo le truppe. Cosa puoi fare tu da solo, senza l'ausilio dei tuoi militari?"

"So bene chi c'è tra le file dei nostri avversari, ma non mi spaventano nè Karna, nè Duryodhana, nè nessun altro. Aspettate solo di vedermi combattere. Io vi dico che da solo metterò in fuga i celebri guerrieri Kurava."

Le spacconate infantili di Uttara fecero sorridere di cuore Draupadi, la quale pensò a come fare per proteggere la vita del ragazzo. L'opportunità gliela diede lo stesso principe, quando si lamentò di non poter, tuttavia, andare perchè gli mancava un auriga valido. Draupadi disse:

"Se ti manca l'auriga, porta con te Brihannala. Egli saprà guidare benissimo il tuo carro."

"Ma Brihannala è un eunuco," rise forte il principe e con tono severo continuò: "Come potrà costui partecipare a una battaglia? Quando il campo sarà diventato un inferno, finirà con lo spaventarsi a morte e fuggirà via, lasciandomi solo sul campo di battaglia."

"Ti sbagli," rispose Draupadi. "Nel passato io so che Brihannala ha guidato anche il carro di Arjuna in un'azione di guerra, quindi deve essere molto esperto. Puoi essere certo che ti sarà di grande aiuto."

A Uttara, che avrebbe preferito che il gioco finisse lì, non rimase che accettare.

Dopo poche ore si ritrovò in viaggio verso nord.

Quando arrivarono in prossimità del confine, i due avvistarono l'esercito dei Kuru, che sembrava tanto simile a un mare in grande fermento.

A quel punto Uttara cominciò a sudare freddo; davanti a sè c'erano decine di migliaia di esperti di guerra e spietati soldati, capeggiati da eroi celebri per le loro gesta, quali i figli di Dritarashtra, e Bhishma, Drona, Karna, Kripa e tanti altri. Pensando a quei combattenti, dei quali aveva sentito parlare già da bambino e che sino ad allora aveva immaginato più come figure leggendarie che persone reali, si sentì pervaso da un terrore folle, tanto che i capelli gli si rizzarono in testa. Resosi conto che i suoi propositi erano solo le spacconate di un ragazzo, sentì vicina la morte.

"Brihannala," balbettò terrorizzato, "gira il carro, torniamo indietro. Immediatamente."

Arjuna si girò e lo guardò sorridendo.

"Tornare indietro? Ma li abbiamo appena raggiunti. Dobbiamo recuperare le mandrie. Perchè vuoi scappare?"

"Torniamo indietro, ti dico," gridò. "Ma lo sai chi c'è laggiù che noi pretenderemmo di sconfiggere? Bhishma, Drona, e gli altri. Come puoi immaginare che un ragazzo come me che non ha neanche terminato il suo periodo di studi, possa affrontare quegli eroi che neanche i deva saprebbero battere? Torniamo indietro immediatamente."

Ma Arjuna si rifiutò di fuggire e cercò di convincerlo ad andare avanti. Al colmo del terrore, Uttara saltò giù dal carro e cominciò a correre nella direzione opposta. Il Pandava si gettò all'inseguimento e lo immobilizzò, rassicurandolo con parole colme di saggezza.

Nel frattempo i Kuru, da lontano, avevano osservato divertiti la singolare scena del giovane che fuggiva precipitosamente e dell'eunuco che lo inseguiva. Ma mentre tutti ridevano, l'intelligente Bhishma guardava senza ridere.

"Quell'eunuco somiglia molto ad Arjuna," disse con tono preoccupato a Drona, "e se ciò è vero dovremo prepararci a un duro scontro."

Messo al corrente delle preoccupazioni dell'anziano, Duryodhana in cuor suo si rallegrò; credeva di aver raggiunto il suo scopo.

"Se quello è Arjuna, allora ci siamo riusciti. Il tredicesimo anno non è ancora trascorso interamente, e quindi lui e i suoi fratelli dovranno tornare nella foresta per altri tredici anni. E in ogni caso di cosa vi preoccupate? E' solo e noi siamo in tanti. O pensate che egli possa sconfiggere senza aiuti un intero esercito?"

Gli anziani non risposero, ma dall'espressione del viso di Drona e del figlio Asvatthama era evidente che erano preoccupati. Duryodhana era confuso. Non capiva il motivo per cui quegli eroi invincibili temessero tanto quel solitario avversario.

Nel frattempo Arjuna era riuscito a convincere Uttara a non arrendersi.

"Insomma, cosa vuoi che faccia," gemeva Uttara mentre si dirigevano verso il carro, "io, che sono poco più di un bambino? Come vuoi che combatta da solo i Kurava?"

"Non aver timore," rispose Arjuna, "tu non dovrai combattere; lo farò io al tuo posto. Tu dovrai solo guidare il carro, al resto penserò io."

Il principe lo guardava sbigottito.

"Guarda lì, quell'albero shami; tempo fa, degli eroi hanno nascosto sulla sua cima le loro armi tutte di origine celestiale. Vai a prenderle: con quelle non potremo perdere."

Condotto a forza all'albero, Uttara portò giù il grosso fagotto e quando lo aprì dovette coprirsi gli occhi per proteggersi dal bagliore.

"Queste sono le armi dei Pandava," disse Arjuna, "e quest'arco è Gandiva. Tutte queste armi sono state date donate loro dagli stessi deva. E chiunque le possiede acquista una forza incomparabile."

Così il grande eroe, dopo essersi chinato a terra per porgere loro i rispetti, afferrò Gandiva e lo sollevò; e fece vibrare la corda con un vigore impressionante, che causò un tuono talmente assordante che fece tremare i soldati Kurava. Nessuno kshatriya al mondo ignorava quel suono inconfondibile.

"E' Arjuna, è Arjuna," mormorarono tutti in gran fermento. "Stanno arrivando i Pandava. Che i deva ci proteggano."

Un panico irrefrenabile si diffuse tra i soldati. Ciò fece arrabbiare Duryodhana.

"Questo terrore che si è impadronito delle nostre truppe è colpa tua," disse a Bhishma con tono seccato. "Qual è il tuo scopo nel diffondere una paura immotivata? Prima di tutto dovremmo essere ben contenti se quel suono appartiene a Gandiva, poichè ciò significa che Arjuna si è scoperto. Ma se pure egli desideri combattere contro di noi, per quale ragione dovremmo preoccuparci? Abbiamo un possente esercito guidato dai più forti generali del mondo per cui non dovremmo temere neanche i deva con Indra a capo. Questa tua inquietudine non ha ragione di essere."

Bhishma, che era un maestro di astrologia, smentì seccamente il nipote.

"Ti sbagli ancora, Duryodhana. Posso assicurarti che il tredicesimo anno è terminato nel momento esatto in cui Arjuna ha fatto vibrare Gandiva, e per quanto riguarda la battaglia contro di lui, fra breve ti accorgerai perchè sono così allarmato."

Nel frattempo Arjuna, per rincuorare il principe che a quel punto cominciava a sentirsi particolarmente confuso, gli aveva rivelato la sua identità, quella dei fratelli e della moglie. Poi lo aveva messo alla guida del carro spronandolo ad andare contro i Kurava.

Mentre il carro da guerra si avvicinava sollevando grandi nubi di polvere, i peggiori presagi apparvero nel cielo sovrastante i Kurava: segni che profetizzavano la sconfitta. Tutti i più esperti misero Duryodhana in guardia.

Fu a quel punto che la furia di Karna esplose.

"Basta con queste glorificazioni irragionevoli di quel singolo uomo che niente può fare contro di noi. Se avete paura di lui, fatevi da parte, andate a nascondervi, e io darò la vittoria al nostro re."

Offesi da quelle parole, Kripa ed altri reagirono verbalmente. Asvatthama addirittura, sentendo insultare il padre, stava per scagliarsi contro il figlio di Surya con furia omicida. Ma Duryodhana riuscì a placare gli animi. E si cominciò a disporre le difese, in attesa dell'urto con il celebre figlio di Indra. Il carro era ancora lontano quasi due chilometri, quando tre frecce caddero ai piedi di Bhishma, Drona e Kripa: era un segno di saluto e di rispetto. A quel gesto i tre venerabili acarya sorrisero e benedissero Arjuna.

Fu una grande battaglia.

L'incontenibile Pandava sconfisse uno ad uno tutti i maharatha presenti sul campo, riuscendo persino a far perdere i sensi ai sei più grandi, Kripa, Asvatthama, Karna, Bhishma, Duryodhana e Drona. A ognuno portò via un trofeo di vittoria. Massacrati a migliaia, i soldati Kurava si ritirarono disordinatamente oltre i confini: quel giorno era letteralmente impossibile combattere contro Arjuna, che sembrava la morte fattasi uomo.

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Il segreto è svelato

Uttara era stupefatto: non aveva mai visto nessuno combattere in quel modo, nè pensava che fosse umanamente possibile. E quando vide le truppe Kurava ritirarsi, lanciò grida di gioia e gettò in aria le sue armi.

Dopo aver recuperato le mandrie e averle riaffidate agli esperti pastori, il Pandava disse:

"Caro principe, io ti ho aiutato perchè avevo un debito di riconoscenza verso tuo padre, il quale, seppur inconsciamente, ci ha offerto asilo e protezione per un anno. Ma ora in cambio dovrai promettermi una cosa: fino a domani la mia identità e quella dei miei fratelli dovrai tenerla nascosta; nessuno dovrà venire a conoscenza di ciò che è accaduto oggi."

Uttara promise e dopo aver riposto le armi sull'albero shami, i due si apprestarono a tornare alla capitale. Durante il viaggio parlarono del successo ottenuto.

Nel frattempo Virata era rientrato dalla battaglia vittoriosa contro i Trigarta e non vedendo il figlio che solitamente lo aspettava fuori delle porte della città, chiese dove fosse.

"Mentre tu eri in guerra nei territori che si estendono a meridione," lo informarono, "i Kuru ci hanno attaccati a nord e ovviamente non c'era nessuno che potesse contrastarli. Appena il nostro coraggioso principe lo ha saputo, è subito corso a difendere le nostre proprietà. E per quanto riguarda l'auriga, non avendo trovato nessun altro, ha portato con sè Brihannala."

Virata non riusciva a credeva a ciò che sentiva.

"Mio figlio è andato da solo contro i Kuru? Ma è una pazzia. Lui è poco più di un ragazzo e ha una scarsa educazione militare: cosa potrà mai fare contro un esercito come quello? e per giunta con un eunuco come auriga?"

In preda all'ansietà per la sorte toccata al ragazzo, diede disposizioni perchè l'esercito si preparasse per ripartire immediatamente. Intanto che i generali davano le disposizioni, Yudhisthira cercò di calmarlo.

"Non temere per la vita del principe Uttara, perchè se Brihannala è andato con lui, tuo figlio non corre alcun pericolo."

A Virata sembrava strano sentire il suo fidato compagno tessere simili lodi di colui che non era neanche un uomo; ma indaffarato com'era nel dare ordini ai suoi collaboratori, non si diede pena di ribattere.

Passarono ore di angoscia.

Poi i messaggeri che erano stati mandati in avanscoperta torna-rono.

"O re, ti portiamo buone notizie. Il principe Uttara e il suo auriga Brihannala stanno tornando vittoriosi. L'esercito del re Duryodhana, forti di grandi eroi come Bhishma, Drona, Karna e tanti altri, è stato messo in fuga. Pensa che queste persone sono già tornate entro i loro confini, lasciando molti morti sul terreno. Non troviamo altra spiegazione al fatto se non quella di attribuire la vittoria a tuo figlio, il quale deve essere riuscito da solo a sconfiggere il nemico."

Virata stentava a crederci: una simile cosa era impossibile, ma i messaggeri insistevano che quella era la verità, che avevano da poco visto di persona il campo di battaglia cosparso di corpi umani e di animali, di detriti di carri e di armi, e che loro stessi avevano visto Uttara tornare. A quel punto a Virata non rimase altro che crederci. Spumeggiante di felicità e di orgoglio disse:

"Vieni, Kanka, dobbiamo festeggiare questa incredibile vittoria. Giochiamo a dadi, facciamo festa e aspettiamo spensieratamente il ritorno dell'eroe."

E mentre giocavano Virata tesseva le lodi di Uttara, paragonando il suo valore a quello di Indra. Ma Yudhisthira rispondeva in tono diverso.

"Nessuna sorpresa che tuo figlio abbia respinto gli invincibili Kurava, visto che Brihannala era con lui."

A quel punto il re cominciò a spazientirsi.

"Insomma, come puoi pensare che un eunuco sia stato l'artefice di una vittoria così grande? E' più che evidente che il merito deve essere attribuito a mio figlio perchè è stato lui a riportare il trionfo. O credi forse che sia stato l'eunuco a combattere contro Bhishma e Drona?"

Ma poichè Yudhisthira continuava ad attribuire il merito della vittoria a Brihannala, Virata perse la pazienza e gli scagliò i dadi sul viso, ferendolo al naso. Al figlio di Pandu uscirono alcune gocce di sangue che gli scesero fino alle labbra. Ma prima che potessero cadere in terra, Sairandhri era corsa a raccoglierle.

"Che fai?" chiese il monarca evidentemente stupito, "perchè raccogli il suo sangue in una coppa?"

"Non ti rendi conto di cosa hai fatto," rispose lei. "Se questo sangue si fosse riversato sul pavimento in breve tempo tu, la tua famiglia e tutto il tuo regno sareste stati completamente distrutti."

Virata era sempre più confuso. Stavano accadendo troppe cose che non riusciva a capire.
In quel momento arrivò Uttara.

Mentre il padre tutto inorgoglito correva ad abbracciarlo, il giovane s'accorse che Yudhisthira sanguinava dal naso e che Draupadi gli teneva il calice sotto il mento. Immediatamente gridò:

"Chi ha ferito quel grande uomo? chi è stato? chi ha commesso tale atto suicida?"

"Sono stato io," rispose il padre, "ma non adombrarti per una cosa di così poca importanza e festeggiamo invece la tua grande vittoria."

"Tu non sai come stanno le cose. Io non ho sconfitto quei grandi eroi, nè mai sarei riuscito a farlo. Qualcun altro l'ha fatto salvandomi la vita e le proprietà del nostro regno. E non sai neanche immaginare chi è colui che hai osato colpire. Chiedigli subito perdono, o tutti noi periremo come moscerini in un grande fuoco."

Con le idee sempre meno chiare, per fare contento il figlio, Virata chiese scusa a Yudhisthira.

"Ma chi è infine questo grande guerriero che ti ha salvato la vita e ha recuperato le nostre mandrie? Perchè non viene a ricevere la mia riconoscenza? Chiunque egli sia gli concederò tua sorella Uttara in sposa e vaste ricchezze e onori."

"Padre, per oggi questo grande uomo non vuole venire da te; ma domani sarà qui e tu potrai esternargli la tua gratitudine."

Il mattino seguente, i Pandava si alzarono di buon'ora, ma non indossarono i soliti vestiti. Bagnatisi in acque impregante dei profumi più fragranti e copertisi di sete preziose di fattura squisita, si recarono nella sala reale e presero posto sui seggi riservati ai monarchi ospiti.

Quando entrò Virata e vide il suo compagno, il cuoco, l'eunuco e i due mandriani che sedevano insieme su quelle sedie solenni, si adirò profondamente.

"Kanka, tu sei un ospite gradito e un caro amico, ma non hai il diritto di sedere sul trono dei re. E ciò vale anche per gli altri. Perchè vi comportate in questa maniera?"

Colui che Virata credeva fosse Brihannala l'eunuco, parlò per tutti.

"La persona che tu conosci come brahmana e giocatore di dadi è invece degna di sedersi nello stesso trono di Indra. E' Yudhisthira, il maggiore dei Pandava."

Poi, uno dopo l'altro, indicò Bhima, Nakula, Sahadeva, sè stesso e infine Draupadi. Come si può facilmente immaginare, il monarca e tutti i presenti restarono senza parole per la sorpresa.

Dopo i primi attimi di sbigottimento, ai figli di Pandu furono offerte scuse e grandi onori.

"Dunque l'eroe che ha salvato mio figlio è Arjuna. E' lui che devo ringraziare per avergli salvato la vita quando per un atto di spavalderia infantile è voluto correre ad affrontare i Kurava. Ieri ho promesso che a questa persona avrei offerto mia figlia Uttara in sposa e spero che, come pegno di alleanza, voglia accettarla."

A quel punto il giovane principe Uttara accompagnò la sorella nella sala del consiglio. Allora Arjuna parlò:

"Per un anno, grazie alla maledizione di Urvashi, ho potuto vivere vicino a lei come un eunuco e le ho insegnato il canto e la danza. Io sono dunque il suo maestro e non è corretto prendere come moglie la propria discepola. Ma non posso neanche rifiutarla perchè, essendo stati tanto tempo insieme, qualcuno potrebbe dubitare della sua castità e della mia correttezza: sarà la sposa di mio figlio Abhimanyu."

I presenti dimostrarono il loro assenso applaudendo alle sagge parole di Arjuna.

73
Il matrimonio di Abhimanyu

La notizia che i fratelli Pandava avevano terminato con successo il loro ultimo anno di esilio si diffuse in tutto il mondo e seminò sgomento ovunque. Ciò significava che con tutta probabilità presto sarebbe scoppiata la guerra.

In quei giorni costoro, con i loro amici più intimi, si trasferirono a Upaplavya, una delle città del regno di Matsya, dove cominciarono a prepararsi militarmente nell'eventualità di un conflitto.

Non tardarono ad arrivare tutti gli alleati.

Prima Krishna e Balarama, poi Drupada, Satyaki e migliaia altri re e grandi eroi cominciarono ad affollare la città, tutti ansiosi di vendicare i torti inflitti agli amici.

Ma nel mezzo di tanto fermento guerriero in quei giorni ci furono anche momenti di gioia, quando fu celebrato lo sfarzoso matrimonio tra Abhimanyu e Uttara.

Le nuvole nere della guerra prossima non oscurarono fortunatamente quella giornata felice.