BHAGAVAD GITA

CAPITOLO 6

versi da 1 a 47

1 Il dhyana-yoga Dio, la Persona Suprema, disse: Colui che non è attaccato al frutto delle sue attività, e agisce con senso del dovere, è situato nell'ordine di rinuncia ed è il vero mistico, non colui che non accende il fuoco e non compie alcun dovere.
2 O figlio di Pandu, devi sapere che ciò che è definito rinuncia non è diverso dallo yoga, ossia dall'unione col Supremo; infatti non è possibile diventare uno yogi senza rinunciare al desiderio per la gratificazione dei sensi.
3 Per il neofita che inizia la via dello yoga in otto fasi l'azione è considerata il mezzo, mentre per colui che è già elevato nello yoga la cessazione di ogni attività materiale è considerata il mezzo.
4 Si dice che una persona è elevata nello yoga quando, avendo rinunciato a tutti i desideri materiali, non agisce per la gratificazione dei sensi né s'impegna in attività interessate.
5 L'uomo deve usare la propria mente per liberarsi, non per degradarsi. La mente è amica dell'anima condizionata, ma può anche essere la sua nemica.
6 Per colui che l'ha dominata, la mente è la migliore amica, ma per colui che ha fallito nell'intento, la mente rimarrà la peggiore nemica.
7 L'uomo che ha conquistato la mente, e ha trovato così la pace, ha già raggiunto l'Anima Suprema. Per lui, gioia e dolore, freddo e caldo, onore e disonore si equivalgono.
8 Si dice che una persona è situata nella realizzazione spirituale, ed è chiamata yogi [o mistico], quando si sente pienamente soddisfatta grazie alla conoscenza e alla realizzazione acquisita. Tale persona è situata nella Trascendenza e possiede il controllo di sé. Vede ogni cosa - il sasso, la zolla di terra e l'oro - con occhio equanime.
9 Una persona è considerata ancora più elevata quando vede tutti - l'onesto benefattore, il conciliante, l'invidioso, l'amico e il nemico, il virtuoso e il peccatore - con mente equanime.
10 Lo spiritualista deve sempre impegnare il corpo, la mente e il sé nella relazione col Supremo, deve vivere da solo in un luogo appartato e controllare la mente con attenzione. Inoltre dev'essere libero dai desideri e da ogni senso di possesso.
11 Per praticare lo yoga ci si deve ritirare in un luogo appartato e preparare uno strato di erba kusa sul terreno, coprendolo poi con una pelle di daino e con un panno morbido. Il seggio non dev'essere né troppo alto né troppo basso e deve trovarsi in un luogo sacro. Lo yogi deve poi sedersi immobile e praticare lo yoga per purificare il cuore controllando la mente, i sensi e le attività, e concentrando la mente su un unico punto.
13 Bisogna tenere il corpo, il collo e la testa dritti su una linea retta e fissare lo sguardo sulla punta del naso. Così, con la mente quieta e controllata, completamente liberi dalla paura e dal desiderio sessuale, si deve meditare su di Me nel cuore e fare di Me il fine supremo dell'esistenza.
15 Così praticando il controllo costante del corpo, della mente e delle attività, lo spiritualista che domina la mente raggiunge il regno di Dio [la dimora di Krishna] ponendo fine alla sua esistenza materiale.
16 Nessuno può diventare uno yogi, o Arjuna, se mangia troppo o troppo poco, se dorme troppo o troppo poco.
17 Chi è moderato nel mangiare e nel dormire, nello svago e nel lavoro, può mitigare tutte le sofferenze materiali con la pratica dello yoga.
18 Quando lo yogi giunge a disciplinare le attività della mente con la pratica dello yoga e, libero da ogni desiderio materiale, si situa nella Trascendenza, è considerato ben stabilito nello yoga.
19 Come una fiamma al riparo dal vento non oscilla, così lo spiritualista che controlla la mente resta sempre fisso nella sua meditazione sul sé trascendentale.
20 Nello stadio di perfezione chiamato estasi, o samadhi, la mente si astiene completamente da ogni attività mentale materiale con la pratica dello yoga. Questa perfezione è caratterizzata dalla capacità di vedere i sé con la mente pura e di gustare la gioia interiore. In questo stato gioioso si prova una felicità trascendentale illimitata attraverso i sensi spirituali. Raggiunta questa perfezione non ci si allontana più dalla verità e si comprende che non esiste beneficio più grande. In questa posizione non si è più scossi, neppure di fronte alle maggiori difficoltà. Questa è la vera libertà dalle sofferenze nata al contatto con la materia.
24 Si deve praticare lo yoga con determinazione e con fede, senza mai deviare lungo il cammino. Si devono abbandonare, senza alcuna eccezione, tutti i desideri materiali generati dalla speculazione mentale e con l'aiuto della mente controllare tutti i sensi.
25 Sostenuti da una ferma convinzione, ci si deve elevare gradualmente, passo dopo passo, con l'aiuto dell'intelligenza fino a raggiungere la perfetta concentrazione e fissare la mente solo sul sé, senza pensare ad altro.
26 Dovunque vada errando a causa della sua natura agitata e instabile, la mente dev'essere senz'altro ritratta e ricondotta sotto il controllo del sé.
27 Lo yogi che ha la mente assorta in Me raggiunge senza dubbio la più perfetta felicità trascendentale. Situato al di là dell'influenza della passione, egli realizza la sua identità qualitativa col Supremo ed è così liberato dalle conseguenze di tutte le sue attività passate.
28 Così, lo yogi che controlla il sé, ed è costantemente impegnato nella pratica dello yoga, si libera da ogni contaminazione materiale e raggiunge la più alta felicità nel trascendentale servizio che offre al Signore.
29 Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri viventi e vede tutti gli esseri viventi in Me. In verità, la persona realizzata vede Me, il Signore Supremo, in ogni luogo.
30 Per colui che mi vede in ogni luogo e vede ogni cosa in Me, Io non sono mai perduto né egli è perduto per Me.
31 Questo yogi, impegnato con dedizione al servizio dell'Anima Suprema, sapendo che Io e l'Anima Suprema siamo una cosa sola, dimora in Me in ogni circostanza.
32 È uno yogi perfetto, o Arjuna, colui che in relazione a se stesso vede la vera uguaglianza di tutti gli esseri, sia nella loro felicità sia nel loro dolore.
33 Arjuna disse: O Madhusudana, il metodo di yoga che hai sintetizzato mi sembra poco pratico e inadatto per me, perché la mente è irrequieta e instabile.
34 La mente, o Krishna, è irrequieta, turbolenta, ostinata e molto forte; dominarla mi sembra più difficile che controllare il vento.
35 Il Signore, Sri Krishna, disse: O Arjuna dalle braccia potenti, è indubbiamente molto difficile dominare la mente irrequieta; tuttavia, o figlio di Kunti, è possibile con la pratica adatta e col distacco.
36 Per chi non ha il controllo della mente la realizzazione spirituale sarà un'impresa difficile, ma per chi domina la mente e si sforza in modo appropriato il successo è sicuro. Questa è la Mia opinione.
37 Arjuna disse: O Krishna, qual è la destinazione di uno spiritualista che non ha successo, che intraprende con fede il metodo della realizzazione spirituale, ma poi desiste, incapace di distaccare la mente dal mondo, non raggiungendo così la perfezione spirituale?
38 O Krishna dalle braccia potenti, quest'uomo che devia dalla via della Trascendenza non perde forse ogni beneficio spirituale e materiale e perisce, senza un rifugio, come una nuvola dispersa?
39 Questo è il mio dubbio, o Krishna. Ti prego, dissipalo completamente. Nessuno, tranne Te, può distruggerlo.
40 Dio, la Persona Suprema, disse: O figlio di Pritha, lo spiritualista impegnato in attività propizie non incontra mai la distruzione né in questo mondo né nel mondo spirituale; chi agisce bene, amico Mio, non è mai sopraffatto dal male.
41 Dopo innumerevoli anni di godimento sui pianeti dei virtuosi, lo yogi che non ha raggiunto il successo nasce in una famiglia pia o in una famiglia ricca e aristocratica.
42 Oppure [se ha fallito dopo una lunga pratica di yoga] nasce in una famiglia di spiritualisti dotati di grande saggezza. Una simile nascita è certamente rara in questo mondo.
43 Con questa nascita, o figlio di Kuru, egli ritrova la coscienza divina raggiunta nella vita precedente e tenta di fare ulteriori progressi per ottenere il successo completo.
44 Grazie alla coscienza divina ottenuta nella sua vita precedente, egli rimane attratto dai princìpi dello yoga anche senza volerlo. Tale spiritualista, sempre desideroso di progredire, ha già superato tutti i princìpi ritualistici delle Scritture.
45 Purificato da ogni contaminazione, lo yogi si sforza sinceramente di fare ulteriori progressi, finché dopo numerose vite di pratica ottiene la perfezione e raggiunge la destinazione suprema.
46 Lo yogi è più elevato dell'asceta, più elevato del filosofo empirico e più elevato dell'uomo che aspira ai frutti dell'azione. Perciò, in ogni circostanza, sii uno yogi, Arjuna.
47 E tra tutti gli yogi, colui che con grande fede dimora sempre in Me, pensa a Me e Mi offre il suo servizio con amore e devozione è il più intimamente unito a Me nello yoga ed è il più elevato di tutti. Questa è la Mia opinione.