BHAGAVAD GITA

CAPITOLO 3

versi da 1 a 43

1 Il karma-yoga Arjuna disse: O Janardana, o Kesava, perché vuoi che m'impegni in questa orribile battaglia se consideri l'intelligenza superiore all'attività interessata?
2 La mia intelligenza è confusa dalle Tue istruzioni ambigue. Ti prego dimmi chiaramente quale via sarà più benefica per me.
3 Il Signore Supremo disse: O Arjuna senza peccato, come ho già detto, due sono le categorie di uomini che cercano di realizzare il sé. Alcuni sono inclini a raggiungere questo fine con la speculazione filosofica empirica, altri col servizio devozionale.
4 Non è soltanto astenendosi dall'agire che ci si può liberare dalle conseguenze dell'azione, né la rinuncia di per sé è sufficiente a raggiungere la perfezione.
5 Tutti gli uomini sono inevitabilmente costretti ad agire secondo le tendenze acquisite sulla base delle influenze della natura materiale; per ciò nessuno può astenersi dall'agire, nemmeno per un istante.
6 Colui che reprime i sensi, ma ha la mente ancora legata agli oggetti dei sensi, certamente s'illude ed è considerato un simulatore.
7 D'altra parte una persona sincera che cerca di controllare i sensi attivi con l'aiuto della mente, e s'impegna senza attaccamento nel karma-yoga [nella coscienza di Krishna], è di gran lunga superiore.
8 Compi il tuo dovere prescritto perché l'azione è migliore dell'inazione. Senza agire non è possibile nemmeno mantenere il proprio corpo.
9 L'attività dev'essere compiuta come sacrificio a Visnu, altrimenti lega il suo autore al mondo materiale. Per questa ragione, o figlio di Kunti, compi i tuoi doveri per la soddisfazione di Visnu e resterai per sempre libero dai legami della materia.
10 All'inizio della creazione il Signore di tutte le creature generò uomini ed esseri celesti, insieme con i sacrifici a Visnu, e li benedisse dicendo: "Siate felici con questi yajna [sacrifici] perché il loro comportamento vi procurerà tutto ciò che desiderate per vivere felici e ottenere la liberazione."
11 Soddisfatti per i sacrifici, gli esseri celesti a loro volta vi soddisferanno; da questa cooperazione tra uomini ed esseri celesti nascerà la prosperità per tutti.
12 Soddisfatti per i compimento di yajna [sacrifici], gli esseri celesti incaricati di fornire ciò che è necessario alla vita provvederanno a tutte le vostre esigenze. Ma chi fruisce dei loro doni senza offrirli in cambio agli esseri celesti è certamente un ladro.
13 I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perché si nutrono di cibo offerto prima in sacrificio. Gli altri, che preparano il cibo solo per un piacere personale, in verità si nutrono solo di peccato.
14 I corpi di tutti gli esseri viventi trovano il loro sostentamento nei cereali che sono prodotti dalle piogge. Le piogge sono favorite dal compimento di yajna [sacrificio], e lo yajna nasce dai doveri prescritti.
15 I doveri prescritti sono stabiliti dai Veda, e i Veda sono manifestati direttamente da Dio, la Persona Suprema. Perciò la Trascendenza onnipresente si trova eternamente negli atti di sacrificio.
16 Mio caro Arjuna, l'uomo che nel corso della vita non segue il ciclo dei sacrifici prescritti nei Veda vive certamente nella colpa. Chi vive solo per la gratificazione dei sensi in realtà vive invano.
17 Ma l'uomo che trae piacere nel sé, che vive nella realizzazione spirituale trovando soltanto nel sé il pieno appagamento, non ha più alcun dovere da compiere.
18 L'uomo che ha realizzato la sua identità spirituale non ha interessi personali nell'adempiere i doveri prescritti né ha motivo di non compiere tali doveri. Egli, inoltre, non ha necessità di dipendere da altri esseri viventi.
19 Si deve dunque agire per dovere, senza attaccamento ai frutti dell'azione, perché agendo senza attaccamento si raggiunge il Supremo.
20 Re come Janaka raggiunsero la perfezione col compimento dei doveri prescritti. Compi dunque il tuo dovere, se non altro per educare gli altri.
21 Qualunque azione compia un grande uomo, la gente segue le sue orme. Tutto il mondo segue la norma che egli stabilisce col suo esempio.
22 O figlio di Pritha, non vi è dovere prescritto per Me in tutti i tre sistemi planetari. Non Mi manca niente e non ho bisogno di niente - eppure sono impegnato nei doveri prescritti.
23 Se mancassi all'impegno di compiere con cura i doveri prescritti, o Partha, certamente tutti gli uomini seguirebbero la Mia via.
24 Se Mi astenessi dal compiere i miei doveri prescritti, tutti questi mondi cadrebbero in rovina. Sarei la causa di una popolazione indesiderata e finirei col distruggere la pace di tutti gli esseri viventi.
25 Come l'ignorante compie i suoi doveri con attaccamento al risultato così anche il saggio agisce, ma senza attaccamento, al solo fine di portare gli uomini sul giusto sentiero.
26 Per non turbare la mente degli ignoranti attaccati ai risultati dell'azione, il saggio non dovrebbe indurli a interrompere il compimento dei doveri prescritti. Operando invece in uno spirito devozionale, dovrebbe impegnarli in svariate attività [per un graduale sviluppo della coscienza di Krishna].
27 Sviata per l'influenza del falso ego, l'anima spirituale, crede di essere l'autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale.
28 O Arjuna dalla braccia potenti, chi conosce la Verità Assoluta non si dedica ai sensi e alla gratificazione dei sensi perché conosce a fondo la differenza tra attività interessata.
29 Sviati dalle tre influenze della natura materiale, gli ignoranti si impegnano a fondo in attività materiali e vi si attaccano, ma il saggio non dovrebbe distoglierli, anche se questi doveri sono inferiori, data la mancanza di conoscenza di chi li compie.
30 Perciò, dedicando a Me tutte le tue attività, in piena consapevolezza di Me, libero dal desiderio di profitto, da rivendicazioni di possesso e dall'indolenza, combatti, o Arjuna.
31 Le persone che compiono il loro dovere secondo le Mie ingiunzioni, e seguono questo insegnamento con fede e senza invidia, si liberano dai legami dell'azione interessata.
32 Ma coloro che per invidia trascurano questi insegnamenti e non li mettono in pratica devono essere considerati privi di ogni conoscenza, illusi e destinati a fallire nel tentativo di raggiungere la perfezione.
33 Anche un uomo di conoscenza agisce secondo la propria natura, perché ognuno segue la natura acquisita sulla base delle tre influenze della natura materiale. A che serve dunque reprimerla?
34 Si devono seguire i princìpi che regolano i sensi e il loro contatto con gli oggetti dei sensi per non cadere sotto il controllo dell'attaccamento e dell'avversione; questi ultimi infatti sono ostacoli sul sentiero della realizzazione spirituale.
35 È molto meglio compiere il proprio dovere, anche se in modo imperfetto, che compiere perfettamente quello altrui. È meglio fallire nel compimento del proprio dovere che impegnarsi nei doveri di altri perché seguire la via altrui è pericoloso.
36 Arjuna disse: O discendente di Vrisni, che cosa spinge l'uomo a commettere azioni colpevoli, anche contro il suo volere, come se vi fosse costretto?
37 Il Signore Supremo disse: È lussuria soltanto, o Arjuna. Nata al contatto con l'influenza materiale della passione e poi trasformatasi in collera, è il nemico devastatore del mondo intero e la fonte del peccato.
38 Come il fuoco è coperto da fumo, lo specchio dalla polvere e l'embrione dall'utero, così l'essere vivente è coperto dalla lussuria in differenti gradi.
39 Così, o figlio di Kunti, la coscienza pura dell'uomo è coperta dalla lussuria, la sua eterna nemica, insaziabile e bruciante come il fuoco.
40 I sensi, la mente e l'intelligenza sono i luoghi in cui si annida la lussuria. È in questo modo che la lussuria copre la vera conoscenza dell'essere vivente e lo confonde.
41 Perciò, o Arjuna, il migliore dei Bharata, stronca fin dall'inizio questo grande simbolo del peccato [la lussuria] regolando i sensi, e annienta così questo devastatore della conoscenza e della realizzazione spirituale.
42 I sensi attivi sono superiori alla materia inerte, ma superiore ai sensi è la mente, e superiore alla mente è l'intelligenza. Ma ancora più elevata dell'intelligenza è l'anima.
43 Sapendo di essere trascendentale ai sensi, alla mente e all'intelligenza materiale, o Arjuna dalle braccia potenti, si deve rendere stabile la mente con un'intelligenza spirituale risoluta [la coscienza di Krishna] e conquistare così -con la forza spirituale- questo nemico insaziabile, la lussuria.